
Perché non possiamo essere atei
Francesco Agnoli
Nella cultura contemporanea, grazie ad autori come Richard Dawkins, Sam Harris e Piergiorgio Odifreddi, prende sempre più piede l’idea che ci sia una frattura insanabile tra fede e scienza e che l’ateismo sia una forma superiore di conoscenza e di moralità, una conseguenza logica delle scoperte scientifiche, del progresso tecnico e delle valutazioni storiche sul passato dell’umanità. In realtà, oggi come ieri, rimangono assolutamente intatte le stesse domande sul senso e il perché dell’uomo, della vita e dell’universo: il rifiuto di un Dio creatore e la presunzione dell’uomo di aver esaurito questo mistero ha portato l’ateismo a rovesciarsi in una forma di fede assoluta e dogmatica (nell’uomo, nella scienza e nella politica) che, inseguendo vanamente il proprio paradiso, ha invece realizzato il peggiore inferno sulla terra, dal nazionalismo al razzismo, dall’eugenetica all’utopia dell’immortalità biologica tramite la manipolazione genetica e la clonazione. Dimostrando che la vera libertà non sta nel radicale rifiuto di Dio e che dunque l’uomo non può essere ateo.

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